Archive for the 'One of this day' Category

dazed and confused

i cambiamenti sono sempre complicati da affrontare e le vecchie abitudini dure a morire. SPINA DORSALE e tanto tanto tanto BUON SENSO: ce la metto tutta.
la razionalità mi annienta emotivamente, le passioni si spengono, gli slanci sono ricordi lontani impressi su pagine e pagine ancora umide di lacrime (di gioia, di rabbia, di disperazione).
rivoluzionarsi e ricominciare: l’ho già fatto e lo farò anche questa volta.
perché non posso proprio continuare a sentirmi COSI’ tremendissimamente SVUOTATA.

ho sbagliato per sbagliare

nella mia testa vivo vite parallele. e, certe volte, mi brucia lo stomaco per quanto sono stupida.

C’è qualcosa dentro di me
Che è sbagliato
E non ha limiti
E c’è qualcosa dentro di te
Che è sbagliato
E ci rende simili

E un bacio sporco sa
Spogliarmi il cuore dagli incubi
Un bacio sporco sa
Come un miliardo di uomini

Vieni a fare un giro dentro di me
O questo fuoco si consumerà da sé
E se una vita finisce qua
Quest’altra vita presto comincerà

Nel tuo letto la novità
E’ fare a pezzi l’anima
Ma la violenza della stabilità
E’ un modo di morire a metà

E un bacio sporco sa
Spogliarmi il cuore dai demoni
E c’è qualcosa dentro di noi
Che è sbagliato ma ci rende simili

Un bacio sporco sa
Come un milione di anime
E se una vita finisce qua
Quest’altra vita presto comincerà
So che puoi
Gettarmi via
Ma ciò che vuoi
Lo voglio anch’io
E’ troppo, troppo presto
E’ male
Le tue labbra sono nude
Sai che è solo il tempo
A rivelare la stagione
Vieni a fare un giro dentro di me
O questo fuoco si consumerà da sé
Un bacio sporco sa
Spogliarmi il cuore dagli incubi
Un bacio sporco sa
Come un miliardo di uomini
E anche tu hai qualcosa dentro di te
Che è sbagliato e ci rende simili

C’è qualcosa di nuovo per te
E’ sbagliato perché non ha limiti
E anche tu hai qualcosa per me
E’ sbagliato ma ci rende simili
E’ sbagliato ma ci rende simili
E’ sbagliato ma ci rende simili

sostenere.

spesso, troppo spesso, si ignorano tante vite, si oltrepassano troppi occhi, si sente la mancanza di parole non dette e sensazioni non provate.
mi piacerebbe, quando cammino per la strada, che più persone sostenessero i miei sguardi, che mi aiutassero loro stessi a capire dove stanno andando, cosa stanno facendo, se hanno trovato la propria personalissima risposta a.
e invece, io stessa, mi rendo conto di mettere inconsapevolmente in pratica un pregiudizio intrinseco che mi fa pensare: questo è interessante e questo non lo è.
forse sbaglio, ma mi piacerebbe sorridere e dire ciao a ogni persona che incrocia il mio cammino.
perché, a volte, si sente l’esigenza di dare e basta.

tempo, perduto tempo

ma già è marzo?
mi ritroverò vecchia già domani.

per la stessa ragione del viaggio, viaggiare

me ğava palan ladi
me ğava
palan bura ot croiuti.

 

io seguirò questo migrare
seguirò
questa corrente di ali.

[a forza di essere vento]

ce li ho, caputo?!

ebbene… eccoli nella loro magnificenza.

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chi mi dà un passaggio?

prima o poi mi passa

il sistema universitario italiano fa schifo (non so se anche negli altri paesi..).
prima di metterci insolentemente il naso, ero convinta che fosse un mondo stimolante e ricco di attrattive e che, prima di tutto, si insegnasse a pensare.
e invece.
il qualunquismo e l’incompetenza la fanno da padrone.
l’unico scopo palese è l’accumulo di nozioni su nozioni su nozioni su nozioni e avere un voto sul libretto è più importante di aver interiorizzato veramente un concetto, che nemmeno c’è il tempo per farlo, perché la fretta e l’arrivismo e la competizione a raggiungere il prima possibile quel fottuto pezzo di carta fa dimenticare l’obiettivo reale di studi più nobili, come dovrebbero essere quelli universitari. plasmare prima di tutto Persone e non individui medio-borghesi indifferenti e apatici e terribilmente insignificanti.
è l’inevitabile corrispettivo della frustrazione di trovarsi da quarantenni (e oltre) ancora assistenti o della scarsezza di affinità mentali tra un secolare barone decrepito e un ventenne pragmatico e demotivato.

questo per dire che non c’ho voglia di studiare oggi.

C(erca)A(ncora)R(isposte)L(ottando)A(udacemente)

non c’è molta voglia nella mia vita di dar spazio a riflessioni profonde.
il più delle volte, mi ci trovo riottosamente costretta a questo autoerotismo mentale che, mi dico, se fossi nata con un briciolo di coscienza in meno, si sarebbe meccanicamente trasferito a parti del corpo più consone allo scopo.
cercare ininterrottamente e tenacemente le mie personalissime risposte è una cosa che probabilmente non smetterò mai di fare. la questione è che dovrei smetterla di pormi continuamente tutte queste domande, ché hanno l’unico scopo di rendermi facile preda di dubbi iperbolici. a cartesio gli faccio un pelo di baffo.

qualcosa di…

scrivo e cancello e di nuovo scrivo e di nuovo cancello.
ci sarà mai qualcosa di definitivo nella mia vita?
passerà questa paura di esistere e basta?
passerà semplicemente la paura?

non ce la faccio più

come da titolo.

stavo pensando

che se avessi una casa vicino alla feltrinelli [e non dovessi ogni volta fare un tragitto complessivo (di sola andata) di 40 minuti di treno (voglio essere buona con le fs),+ numero 3 fermate di metro (la linea 2! chi conosce, sa..)+10 minuti a piedi (al ritorno in salita)], io non farei più un cazzo di niente nella mia vita [non è che ora…]. anzi, probabilmente tornerei a casa solo per dormirci, che i divani sono un po’ piccoli e scomodi.

sindrome di stendhal

un giorno lo farò.
contemplerò da vicino la celestiale perfezione di corpi e sguardi così assolutamente miscelati da passarci in mezzo l’infinità di un sentimento inafferrabile.
e mi dovranno ricoverare.

M.

M. è una ragazza. su questo non c’è dubbio. ma le piace portare i capelli corti e vestiti che non lascino immaginare oltre ciò che possono coprire.
M. è una sognatrice. sogna di prendere treni e aerei e navi che possano portarla da qualche parte. ma non si fa illusioni.
M. è insicura. pesa molto le parole altrui. ma le piace l’idea che gli altri pensino che in realtà non gliene frega niente di quello che loro pensano di lei.
M. è potenzialità pura in procinto di esplodere. ma non ha il coraggio per quel passo così piccolo.
M. è la compagna ideale di uomo. sa amare ed essere amata. ma non vuole essere costretta in catene.
M. è l’amica perfetta. sa ascoltare e comprendere. ma non conosce nessuno che la sappia ascoltare e comprendere.
M. è amareggiata. vorebbe darsi di più. ma ha delle inibizioni mentali che non la fanno osare.
M. è perfezionista. le piace avere la parola giusta al momento giusto. ma poche volte riesce ad esprimere i sentimenti con le parole.
M. è intollerante verso gli indolenti. vorrebbe che le persone non si mettessero i piedi in testa da sole. ma non crede che un cambiamento sia fattibile.
M. è giudicante. divide il mondo in persone degne e persone che non lo sono. ma non ha pregiudizi in generale.
M. è bianco.
M. è nero.
M. odia le vie di mezzo.
M. è tutto.
M. è niente.

io, M. non la conosco. ma mi piacerebbe.

quando il destino viene dal mare

Ma in fondo al cuore aspettava un avvenimento.
Come i marinai in pericolo, girava occhi disperati sulla solitudine della sua vita cercando lontano qualche vela bianca tra le brume dell’orizzonte. Non sapeva cosa le sarebbe toccato, qual vento avrebbe spinto fino a lei quella vela, su quale riva l’avrebbe condotta, se sarebbe stata una scialuppa o un gran vascello a tre ponti, carico d’angoscia o pieno di felicità fino ai portelli. Ma ogni mattina, nello svegliarsi, ella sperava per quel giorno, e ascoltava ogni rumore, si alzava di soprassalto, si stupiva che nulla accadesse; poi, al tramonto, sempre più triste, desiderava trovarsi all’indomani.

[da Madame Bovary]

quann’ chiove (quando piove)

l’acqua vien giù a secchiate. e io non mi sono mai sentita meglio.
‘cause i don’t care if the sun don’t shine. and i don’t care if nothing is mine.

un uomo rassegnato, col suo cappello, la sua giacca, la sua sigaretta, apre la portiera, fa inversione, e scappa via.
sono le cose semplici che ti fanno aprire gli occhi.


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