Archive for the 'High Hopes' Category

i’m coming back (maybe)

devo ancora assimilare l’ipotesi di un mio ritorno definitivo.
probabilmente ho dato, per troppo tempo, troppa rilevanza a questo mezzo di espressione efficace, ma anche riduttivo.

mi sono accorta di una semplice verità: possono dire più cose un paio d’occhi che tutte le parole del mondo.
lo penso e lo scrivo; proprio io che sono una di quelle persone che fa del linguaggio la chiave di volta della comunicazione.
e invece, mi rendo conto dell’esistenza di altre vie che possano assecondare quest’esigenza di raccontarsi che sento così forte dentro di me. devo solo concentrarmi nella ricerca di quella più idonea per me stessa.

eppure non riesco a prescindere dalle parole. ho bisogno di dare e di dire al mondo tante cose quante il mondo mi dà e mi dice: una sorta di scambio biunivoco di emozioni, sensazioni, suggestioni.
ce la metto tutta per ripagare anche solo in minima parte il dono che mi è stato fatto. Pura Vita.

ascolto
percepisco
comprendo
penetro
afferro
spiritualizzo
esprimo e manifesto.

semplicemente amo

how

provo una piacevolezza infinita tutte le volte che resto sorpresa; e, ancora di più, adoro le persone che sono in grado di stupirmi. trovare menti aperte non è per niente facile, quelle menti pronte alla comprensione senza compromessi, quelle menti che sanno prima di tutto ascoltare, quelle menti che sanno dire ciò che in quel momento volevi proprio sentire. e allora che c’è di male a voler uscire da questo stato autoindotto di misantropia che mi sfianca indicibilmente lo stomaco; lo dico con tutta la sincerità che mi è concessa: VI VOGLIO BENE.
è vero, ho continuamente bisogno di darmi; ma questo non basta: è più importante il come darmi.

sono fatta così

sono fatta così: amo il senso di languidezza che mi lascia la mia mancanza di scopi.
sono fatta così: bramo la positività che provo quando riesco a pormi un obiettivo.
sono fatta così: aspiro a volere sempre di più da me stessa.
sono fatta così: mi piace guardare oltre.
sono fatta così: adoro superarmi.

sono fatta così: sono riuscita ad oltrepassare un altro mio limite.

(…) ed è subito sera

scrivere qui, sul blog, a volte mi spaventa. non mi sento mai libera di esprimere me stessa al massimo potenziale; perché ci sono sempre occhi indiscreti che leggono e pensano e, spesso, si fanno idee sbagliate.
in fin dei conti, di segreti in questo scrigno ce ne sono ben pochi: i miei pensieri più intimi restano esclusivamente nella mia testa e nel mio stomaco (per quale assurdo motivo non riescano a passare dalla parte del cuore non l’ho ancora capito). non che vada fiera di questo fatto, anzi; mi piacerebbe così tanto poter trovare una sola persona con la quale aprirmi senza che questo implichi un giudizio di valore che fa spesso male.
non condannare, né deridere, né compiangere, ma comprendere. è forse una richiesta così assurda?

mare dentro

ho un mare dentro che non riesco a far uscire fuori. sono qui da circa venti minuti, il cursore che lampeggia sulla pagina desolantemente bianca.
avverto quasi quella sensazione che provo ogni volta che viaggio in treno: pensieri circolari ridondanti che rimbalzano tra il vetro appannato e le pareti annebbiate della mia testa. guardare senza osservare. sentire senza in realtà ascoltare. scivolare via senza afferrare con prepotenza le cose buone che capitano nella mia vita. questo è ciò che proprio non sopporto: essere come un treno senza destinazione, propenso a deragliare ad ogni possibile bivio.
ma una scelta bisognerà pur farla, ché ho sempre odiato vivere semplicemente per inerzia, adagiarmi sul disfattismo e sul disinteresse, precipitare contro la roccia appuntita della disperazione ed essere solo un’altra vittima della fatalità.
ho solo bisogno di coraggio. per andare da quel fottutissimo capotreno e dirgli che, per piacere, sono io che adesso voglio guidare.

a quel tempo danzavano

A quel tempo danzavano per le strade come pazzi, e io li seguivo a fatica come ho fatto tutta la vita con le persone che mi interessano, perché le uniche persone che esistono per me sono i pazzi, i pazzi di voglia di vivere, di parole, di salvezza, i pazzi del tutto e subito, quelli che non sbadigliano mai e non dicono mai banalità ma bruciano, bruciano, bruciano come favolosi fuochi d’artificio gialli che esplodono simili a ragni sopra le stelle e nel mezzo si vede scoppiare la luce azzurra e tutti fanno “Oooooh!”

 

da Sulla strada – Jack Kerouac

non credo ci sia altro da aggiungere…

sostenere.

spesso, troppo spesso, si ignorano tante vite, si oltrepassano troppi occhi, si sente la mancanza di parole non dette e sensazioni non provate.
mi piacerebbe, quando cammino per la strada, che più persone sostenessero i miei sguardi, che mi aiutassero loro stessi a capire dove stanno andando, cosa stanno facendo, se hanno trovato la propria personalissima risposta a.
e invece, io stessa, mi rendo conto di mettere inconsapevolmente in pratica un pregiudizio intrinseco che mi fa pensare: questo è interessante e questo non lo è.
forse sbaglio, ma mi piacerebbe sorridere e dire ciao a ogni persona che incrocia il mio cammino.
perché, a volte, si sente l’esigenza di dare e basta.

sai che non puoi proprio vincere

sei solo un cane che prova a mordersi la coda. non ti sei ancora stancato di inseguire le tue illusioni ed appigliarti a false speranze? non sei stanco di girare?
sembra tutto così simile a una grande bugia e a volte non mi accorgo che respiro.

devo trovare la fenditura stellare e buttarmici dentro.

C(erca)A(ncora)R(isposte)L(ottando)A(udacemente)

non c’è molta voglia nella mia vita di dar spazio a riflessioni profonde.
il più delle volte, mi ci trovo riottosamente costretta a questo autoerotismo mentale che, mi dico, se fossi nata con un briciolo di coscienza in meno, si sarebbe meccanicamente trasferito a parti del corpo più consone allo scopo.
cercare ininterrottamente e tenacemente le mie personalissime risposte è una cosa che probabilmente non smetterò mai di fare. la questione è che dovrei smetterla di pormi continuamente tutte queste domande, ché hanno l’unico scopo di rendermi facile preda di dubbi iperbolici. a cartesio gli faccio un pelo di baffo.

febbraio

è il mese dell’udito.
una buona occasione per sturarsi le orecchie ed impare ad ascoltare le persone che ci stanno intorno.

qualcosa di…

scrivo e cancello e di nuovo scrivo e di nuovo cancello.
ci sarà mai qualcosa di definitivo nella mia vita?
passerà questa paura di esistere e basta?
passerà semplicemente la paura?

sindrome di stendhal

un giorno lo farò.
contemplerò da vicino la celestiale perfezione di corpi e sguardi così assolutamente miscelati da passarci in mezzo l’infinità di un sentimento inafferrabile.
e mi dovranno ricoverare.

M.

M. è una ragazza. su questo non c’è dubbio. ma le piace portare i capelli corti e vestiti che non lascino immaginare oltre ciò che possono coprire.
M. è una sognatrice. sogna di prendere treni e aerei e navi che possano portarla da qualche parte. ma non si fa illusioni.
M. è insicura. pesa molto le parole altrui. ma le piace l’idea che gli altri pensino che in realtà non gliene frega niente di quello che loro pensano di lei.
M. è potenzialità pura in procinto di esplodere. ma non ha il coraggio per quel passo così piccolo.
M. è la compagna ideale di uomo. sa amare ed essere amata. ma non vuole essere costretta in catene.
M. è l’amica perfetta. sa ascoltare e comprendere. ma non conosce nessuno che la sappia ascoltare e comprendere.
M. è amareggiata. vorebbe darsi di più. ma ha delle inibizioni mentali che non la fanno osare.
M. è perfezionista. le piace avere la parola giusta al momento giusto. ma poche volte riesce ad esprimere i sentimenti con le parole.
M. è intollerante verso gli indolenti. vorrebbe che le persone non si mettessero i piedi in testa da sole. ma non crede che un cambiamento sia fattibile.
M. è giudicante. divide il mondo in persone degne e persone che non lo sono. ma non ha pregiudizi in generale.
M. è bianco.
M. è nero.
M. odia le vie di mezzo.
M. è tutto.
M. è niente.

io, M. non la conosco. ma mi piacerebbe.

amen dico vobis

Perché la morte ti strappa questi gemiti? Perché se hai potuto godere a tuo piacimento della vita trascorsa, se tutti questi godimenti sono stati come radunati in un vaso forato, se non sono scorsi via e perduti senza profitto, perché, come un convitato sazio, non ritirarti dalla vita? Perché, povero sciocco, non prenderti di buona grazia un riposo che nulla turberà? Se, invece, tutto ciò di cui hai a lungo goduto è trascorso in pura perdita, se la vita ti è di peso, perché volerla prolungare di un tempo che a sua volta deve terminare in una triste fine e dissiparsi tutto senza profitto? Non posso immaginare ormai altre nuove invenzioni per farti piacere: le cose vanno sempre allo stesso modo.

[De rerum natura]

è confortante sapere che il libero arbitrio di fare almeno U N A cosa nessuno ce lo può togliere (quando nasci, mica la interpellano la tua volontà)[dovrebbero inventare un modo per].

il buongiorno si vede dal mattino

tutti conoscono la storia del bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto.
io, però, non mi sono mai capacitata delle persone che si ostinano a vederlo mezzo pieno. sembra che si accontentino di ciò che sono o di quello che possiedono, hanno deciso che la metà del bicchiere era il massimo a cui poter aspirare, l’apice delle loro potenzialità.
e trovo disarmante questa mediocrità…
è così affascinante, invece, la parte vuota, così carica di possibilità, così densa di speranze, così promettente di sogni da realizzarsi.
ecco, vorrei sentirmi così. più spesso mezza vuota, che mezza piena.


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