Archive for the 'Comfortably numb' Category

maschere nude

ovvero quando le proprie sicurezze vacillano.

ci sono paure e sensi di colpa e occhi e lacrime e cose che non si riescono a dire.
doveva andare per forza così: quest’argine malandato è facilmente cedevole alle pressioni insistenti che vengono da dentro.
è il risultato dello sforzo continuo teso a costruire esclusivamente immagini di superficie, degli innumerevoli bocconi amari costretti ad ingoiare per amore altrui.
ma quando il palcoscenico si rivela solo come uno squallido teatrino di marionette, che cosa resta da fare? togliere il dito dal buco e lasciare che la crepa straripi o passare una mano di stucco e continuare a sorridere?
ho bisogno di forza, di coraggio, di speranza.

maschere nude, ovvero quando le proprie sicurezze vacillano.

(…) ed è subito sera

scrivere qui, sul blog, a volte mi spaventa. non mi sento mai libera di esprimere me stessa al massimo potenziale; perché ci sono sempre occhi indiscreti che leggono e pensano e, spesso, si fanno idee sbagliate.
in fin dei conti, di segreti in questo scrigno ce ne sono ben pochi: i miei pensieri più intimi restano esclusivamente nella mia testa e nel mio stomaco (per quale assurdo motivo non riescano a passare dalla parte del cuore non l’ho ancora capito). non che vada fiera di questo fatto, anzi; mi piacerebbe così tanto poter trovare una sola persona con la quale aprirmi senza che questo implichi un giudizio di valore che fa spesso male.
non condannare, né deridere, né compiangere, ma comprendere. è forse una richiesta così assurda?

dazed and confused

i cambiamenti sono sempre complicati da affrontare e le vecchie abitudini dure a morire. SPINA DORSALE e tanto tanto tanto BUON SENSO: ce la metto tutta.
la razionalità mi annienta emotivamente, le passioni si spengono, gli slanci sono ricordi lontani impressi su pagine e pagine ancora umide di lacrime (di gioia, di rabbia, di disperazione).
rivoluzionarsi e ricominciare: l’ho già fatto e lo farò anche questa volta.
perché non posso proprio continuare a sentirmi COSI’ tremendissimamente SVUOTATA.

ho sbagliato per sbagliare

nella mia testa vivo vite parallele. e, certe volte, mi brucia lo stomaco per quanto sono stupida.

C’è qualcosa dentro di me
Che è sbagliato
E non ha limiti
E c’è qualcosa dentro di te
Che è sbagliato
E ci rende simili

E un bacio sporco sa
Spogliarmi il cuore dagli incubi
Un bacio sporco sa
Come un miliardo di uomini

Vieni a fare un giro dentro di me
O questo fuoco si consumerà da sé
E se una vita finisce qua
Quest’altra vita presto comincerà

Nel tuo letto la novità
E’ fare a pezzi l’anima
Ma la violenza della stabilità
E’ un modo di morire a metà

E un bacio sporco sa
Spogliarmi il cuore dai demoni
E c’è qualcosa dentro di noi
Che è sbagliato ma ci rende simili

Un bacio sporco sa
Come un milione di anime
E se una vita finisce qua
Quest’altra vita presto comincerà
So che puoi
Gettarmi via
Ma ciò che vuoi
Lo voglio anch’io
E’ troppo, troppo presto
E’ male
Le tue labbra sono nude
Sai che è solo il tempo
A rivelare la stagione
Vieni a fare un giro dentro di me
O questo fuoco si consumerà da sé
Un bacio sporco sa
Spogliarmi il cuore dagli incubi
Un bacio sporco sa
Come un miliardo di uomini
E anche tu hai qualcosa dentro di te
Che è sbagliato e ci rende simili

C’è qualcosa di nuovo per te
E’ sbagliato perché non ha limiti
E anche tu hai qualcosa per me
E’ sbagliato ma ci rende simili
E’ sbagliato ma ci rende simili
E’ sbagliato ma ci rende simili

mare dentro

ho un mare dentro che non riesco a far uscire fuori. sono qui da circa venti minuti, il cursore che lampeggia sulla pagina desolantemente bianca.
avverto quasi quella sensazione che provo ogni volta che viaggio in treno: pensieri circolari ridondanti che rimbalzano tra il vetro appannato e le pareti annebbiate della mia testa. guardare senza osservare. sentire senza in realtà ascoltare. scivolare via senza afferrare con prepotenza le cose buone che capitano nella mia vita. questo è ciò che proprio non sopporto: essere come un treno senza destinazione, propenso a deragliare ad ogni possibile bivio.
ma una scelta bisognerà pur farla, ché ho sempre odiato vivere semplicemente per inerzia, adagiarmi sul disfattismo e sul disinteresse, precipitare contro la roccia appuntita della disperazione ed essere solo un’altra vittima della fatalità.
ho solo bisogno di coraggio. per andare da quel fottutissimo capotreno e dirgli che, per piacere, sono io che adesso voglio guidare.

sostenere.

spesso, troppo spesso, si ignorano tante vite, si oltrepassano troppi occhi, si sente la mancanza di parole non dette e sensazioni non provate.
mi piacerebbe, quando cammino per la strada, che più persone sostenessero i miei sguardi, che mi aiutassero loro stessi a capire dove stanno andando, cosa stanno facendo, se hanno trovato la propria personalissima risposta a.
e invece, io stessa, mi rendo conto di mettere inconsapevolmente in pratica un pregiudizio intrinseco che mi fa pensare: questo è interessante e questo non lo è.
forse sbaglio, ma mi piacerebbe sorridere e dire ciao a ogni persona che incrocia il mio cammino.
perché, a volte, si sente l’esigenza di dare e basta.

overdose storica

trovarsi a vivere in un periodo storico nel quale sembra accadere troppo. i sintomi principali comprendono l’assuefazione ai quotidiani, alle riviste e ai notiziari televisivi.

de femina

ma quanto puzzano le mimose? ma poi perché si regalano proprio le mimose? mica ci saranno solo ‘sti fiori in questo periodo. che poi appassiscono subito. e puzzano ancora di più. specie a prima mattina, quando i miei recettori olfattivi sono tutti sballati.
io oggi non festeggio, che non c’è da augurare a nessuno di nascere donna.

tempo, perduto tempo

ma già è marzo?
mi ritroverò vecchia già domani.

per la stessa ragione del viaggio, viaggiare

me ğava palan ladi
me ğava
palan bura ot croiuti.

 

io seguirò questo migrare
seguirò
questa corrente di ali.

[a forza di essere vento]

il falso amico è come l’ombra che ci segue finché dura il sole

sfacciataggine è: telefonare esclusivamente quando serve qualcosa da me. i’m sorry, ma è finita l’epoca dei sorrisi larghi e della disponibilità senza riserve. adieu.

protect me from what i want

è tutto così tremendamente simile a una saponetta bagnata che ti scivola via dalle mani…

lunedì

ti sfiora una brezza leggera. apri gli occhi, apri gli occhi.
eri solo un sogno?
dove sei? non ti vedo più. dove sei?
una eco porta ancora la tua voce nell’aria, come una dolce melodia che suona lontana e ti trasporta sulle sue ali di sogno.

da 0 a infinito (e viceversa)

non è che sono nichilista o disfattista o fatalista o tutti gli -ista che vuoi. semplicemente ho i miei limiti. anzi, sono un limite.

prima o poi mi passa

il sistema universitario italiano fa schifo (non so se anche negli altri paesi..).
prima di metterci insolentemente il naso, ero convinta che fosse un mondo stimolante e ricco di attrattive e che, prima di tutto, si insegnasse a pensare.
e invece.
il qualunquismo e l’incompetenza la fanno da padrone.
l’unico scopo palese è l’accumulo di nozioni su nozioni su nozioni su nozioni e avere un voto sul libretto è più importante di aver interiorizzato veramente un concetto, che nemmeno c’è il tempo per farlo, perché la fretta e l’arrivismo e la competizione a raggiungere il prima possibile quel fottuto pezzo di carta fa dimenticare l’obiettivo reale di studi più nobili, come dovrebbero essere quelli universitari. plasmare prima di tutto Persone e non individui medio-borghesi indifferenti e apatici e terribilmente insignificanti.
è l’inevitabile corrispettivo della frustrazione di trovarsi da quarantenni (e oltre) ancora assistenti o della scarsezza di affinità mentali tra un secolare barone decrepito e un ventenne pragmatico e demotivato.

questo per dire che non c’ho voglia di studiare oggi.


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