Archivio per febbraio 2007

per la stessa ragione del viaggio, viaggiare

me ğava palan ladi
me ğava
palan bura ot croiuti.

 

io seguirò questo migrare
seguirò
questa corrente di ali.

[a forza di essere vento]

il falso amico è come l’ombra che ci segue finché dura il sole

sfacciataggine è: telefonare esclusivamente quando serve qualcosa da me. i’m sorry, ma è finita l’epoca dei sorrisi larghi e della disponibilità senza riserve. adieu.

ce li ho, caputo?!

ebbene… eccoli nella loro magnificenza.

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chi mi dà un passaggio?

protect me from what i want

è tutto così tremendamente simile a una saponetta bagnata che ti scivola via dalle mani…

cibo per vermi

è tutto una copia di una copia di una copia di una copia di una copia di una copia di una copia di una copia di una copia di una copia di una copia di una copia di una copia di una copia di una copia di una copia di una copia di una copia di una copia di una copia di una copia di una copia di una copia di una copia di una copia di una copia di una copia di una copia di una copia di una copia di una copia di una copia di una copia di una copia di una copia di una copia di una copia di una copia di una copia di una copia di una copia di una copia di una copia (e incolla). palahniuk docet.

lunedì

ti sfiora una brezza leggera. apri gli occhi, apri gli occhi.
eri solo un sogno?
dove sei? non ti vedo più. dove sei?
una eco porta ancora la tua voce nell’aria, come una dolce melodia che suona lontana e ti trasporta sulle sue ali di sogno.

solo un fiume

Cordelia mia,

si legge nelle antiche tavole che un fiume s’innamorò di una fanciulla. Dunque, l’anima mia è come un fiume innamorato di te. Ora è tranquillo, e permette alla tua immagine di specchiarsi profonda e immobile; ora crede di averla afferrata, e quindi infuriano le sue onde per impedirle di fuggire via di nuovo; ora s’increspa sulla sua superficie, e scherza con la tua immagine, e tavolta, quando l’ha perduta, divengono le sue onde torbide e frante…

Così è l’anima mia: come un fiume innamorato di te.

Tuo Giovanni

felice weekend.. 🙂

sei troppo patetico per non guardarmi

quello che io amo è meglio di quello che tu ami. più profondo, più irresistibile, più sexy.
quello che io odio lo merita. è più orribile e cattivo di quello che tu odi.
il mio gusto è migliore del tuo. più sviluppato e complesso.

what are u looking are?
who do u think u are?
what did u say?
what do u want?

da 0 a infinito (e viceversa)

non è che sono nichilista o disfattista o fatalista o tutti gli -ista che vuoi. semplicemente ho i miei limiti. anzi, sono un limite.

il trigono, il domicilio, l’esilio e l’ascendente di mammt

alla fine sono il casino che sono perché quando nacqui c’avevo venere incasinata e giove ipereccitato.

i sette stadi di tensione

morto-vivente;
californiano-americano;
neutro;
bambino;
melodrammatico;
passione-esultanza;
tragedia.

e ora mi sento spossata come dopo un’ora di piscina.
il laboratorio teatrale mi mancherà quando finirà.

overliner

oggi mi sento molto stocastica.

è caduto Prodi

s’è fatto male?

gentiluomini, gentildonne, soldati, marinai, messaggeri e gente del seguito.

tessere o non tessere? questo è il dilemma. se sia più nobile d’animo sopportare le punture d’ago, il sangue e i lividi sotto le unghie o prender la scatola dei biscotti, cercare un ditale e indossandolo scongiurare l’infamia. mangiare, dormire, trombare e nulla più. cosa si può volere di più dalla vita? un lucano, no. vincere alla latteria: male non ci starebbe.

prima o poi mi passa

il sistema universitario italiano fa schifo (non so se anche negli altri paesi..).
prima di metterci insolentemente il naso, ero convinta che fosse un mondo stimolante e ricco di attrattive e che, prima di tutto, si insegnasse a pensare.
e invece.
il qualunquismo e l’incompetenza la fanno da padrone.
l’unico scopo palese è l’accumulo di nozioni su nozioni su nozioni su nozioni e avere un voto sul libretto è più importante di aver interiorizzato veramente un concetto, che nemmeno c’è il tempo per farlo, perché la fretta e l’arrivismo e la competizione a raggiungere il prima possibile quel fottuto pezzo di carta fa dimenticare l’obiettivo reale di studi più nobili, come dovrebbero essere quelli universitari. plasmare prima di tutto Persone e non individui medio-borghesi indifferenti e apatici e terribilmente insignificanti.
è l’inevitabile corrispettivo della frustrazione di trovarsi da quarantenni (e oltre) ancora assistenti o della scarsezza di affinità mentali tra un secolare barone decrepito e un ventenne pragmatico e demotivato.

questo per dire che non c’ho voglia di studiare oggi.


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