Archivio per gennaio 2007

la sensibilità, questa sconosciuta

oggi davo ripetizioni al ragazzino. sulla scia dei tristi fatti ricordati nel giorno della memoria, gli assegnano per casa una poesia, una stupenda poesia, che mi fa venire la pelle d’oca ogni volta che la leggo. se questo è un uomo.
beh – gli dico – che ne pensi, che sensazioni ti ha trasmesso?
boh.
come boh?
che ne so. chi se fotte. è passato.
……

più che rabbia, mi ha messo una tristezza incredibile. ma la colpa non è sua. è mia, è tua, è di tutti noi.

scusami, Primo.

brutti comunisti mangiabambini e mogli ingrate

possibile che nessuno, ma dico nessuno, capisca l’ironia di questo povero miliardiario?! sempre a colpevolizzarlo, a maltrattarlo, a perseguitarlo, ad accanirsi contro il suo spirito frivolo e giocondo!

povero silvio!

il linguaggio del mito

Levi Strauss di ‘sta minchia. [perdonate il francesismo]

M.

M. è una ragazza. su questo non c’è dubbio. ma le piace portare i capelli corti e vestiti che non lascino immaginare oltre ciò che possono coprire.
M. è una sognatrice. sogna di prendere treni e aerei e navi che possano portarla da qualche parte. ma non si fa illusioni.
M. è insicura. pesa molto le parole altrui. ma le piace l’idea che gli altri pensino che in realtà non gliene frega niente di quello che loro pensano di lei.
M. è potenzialità pura in procinto di esplodere. ma non ha il coraggio per quel passo così piccolo.
M. è la compagna ideale di uomo. sa amare ed essere amata. ma non vuole essere costretta in catene.
M. è l’amica perfetta. sa ascoltare e comprendere. ma non conosce nessuno che la sappia ascoltare e comprendere.
M. è amareggiata. vorebbe darsi di più. ma ha delle inibizioni mentali che non la fanno osare.
M. è perfezionista. le piace avere la parola giusta al momento giusto. ma poche volte riesce ad esprimere i sentimenti con le parole.
M. è intollerante verso gli indolenti. vorrebbe che le persone non si mettessero i piedi in testa da sole. ma non crede che un cambiamento sia fattibile.
M. è giudicante. divide il mondo in persone degne e persone che non lo sono. ma non ha pregiudizi in generale.
M. è bianco.
M. è nero.
M. odia le vie di mezzo.
M. è tutto.
M. è niente.

io, M. non la conosco. ma mi piacerebbe.

la goccia che fa traboccare il bicchiere mezzo vuoto

esiste un limite alla quantità di nozioni e informazioni assimilabili da una mente umana? [per di più, come la mia, poco sviluppata]

non ce la posso fare… agliutoooooo!

quando il destino viene dal mare

Ma in fondo al cuore aspettava un avvenimento.
Come i marinai in pericolo, girava occhi disperati sulla solitudine della sua vita cercando lontano qualche vela bianca tra le brume dell’orizzonte. Non sapeva cosa le sarebbe toccato, qual vento avrebbe spinto fino a lei quella vela, su quale riva l’avrebbe condotta, se sarebbe stata una scialuppa o un gran vascello a tre ponti, carico d’angoscia o pieno di felicità fino ai portelli. Ma ogni mattina, nello svegliarsi, ella sperava per quel giorno, e ascoltava ogni rumore, si alzava di soprassalto, si stupiva che nulla accadesse; poi, al tramonto, sempre più triste, desiderava trovarsi all’indomani.

[da Madame Bovary]

amen dico vobis

Perché la morte ti strappa questi gemiti? Perché se hai potuto godere a tuo piacimento della vita trascorsa, se tutti questi godimenti sono stati come radunati in un vaso forato, se non sono scorsi via e perduti senza profitto, perché, come un convitato sazio, non ritirarti dalla vita? Perché, povero sciocco, non prenderti di buona grazia un riposo che nulla turberà? Se, invece, tutto ciò di cui hai a lungo goduto è trascorso in pura perdita, se la vita ti è di peso, perché volerla prolungare di un tempo che a sua volta deve terminare in una triste fine e dissiparsi tutto senza profitto? Non posso immaginare ormai altre nuove invenzioni per farti piacere: le cose vanno sempre allo stesso modo.

[De rerum natura]

è confortante sapere che il libero arbitrio di fare almeno U N A cosa nessuno ce lo può togliere (quando nasci, mica la interpellano la tua volontà)[dovrebbero inventare un modo per].

nero

non sono una che si illude.
l’ho fatto in passato. una volta sola.
preferisco essere cinica e disfattista e fatalista piuttosto che vedere i miei sogni crollare come castelli di carte a un soffio di fiato.

è decisamente un periodo da appartamento, questo.

la fine dell’infanzia

e provi questo senso di non-appartenenza, come se tutto quello che ti circonda fosse ottenebrato da un velo di angoscia e inquietudine e disfattismo, e ti persuadi che il disadattamento è solo interiore, ché non hai capito ancora come il gira il mondo, se puoi seguire le tue aspirazioni o devi essere solo un altro ingranaggio della macchina.
e ti rendi conto della disperazione in una fulminea frazione di secondo, nel momento in cui i tuoi sensi vengono rapiti da una sensazione più forte delle altre, violentati selvaggiamente a raggiungere uno stato di coscienza più alto e vomitati di nuovo in una realtà più infima, più meschina e disarmante.
come può sentirsi uno che, dopo aver volteggiato tra le stelle, sia costretto incatenato a strisciare sottoterra.

chi sei tu e chi sono io
per dire che sappiamo il perché
alcuni nascono, altri muoiono.
sotto un unico cielo infinito
ci sarà guerra e ci sarà pace
ma tutto un giorno cesserà
tutto il ferro si arrugginirà
tutti gli uomini orgogliosi diverranno polvere
così il tempo sistemerà tutte le cose
così finirà questa canzone

[Childhood’s end]

Ciò che si può promettere

Si possono promettere azioni, ma non sentimenti, perchè questi sono involontari. Chi promette a qualcuno di amarlo sempre o di odiarlo sempre o di essergli sempre fedele, promette qualcosa che non è in suo potere; invece può ben promettere quelle azioni, che sono sì, di solito effetto dell’amore, dell’odio, della fedeltà, ma che possono anche scaturire da altri motivi: giacchè a una azione conducono più vie e più motivi.
La promessa di amare sempre qualcuno significa cioè: finchè ti amerò, compirò verso di te le azioni dell’amore; se non ti amerò più, continuerai a ricevere da me le stesse azioni, anche se per altri motivi, sicchè nella testa del prossimo persiste l’illusione che l’amore sia immutabile e sempre il medesimo. Si promette, dunque, di continuare nell’apparenza dell’amore quando, senza accecarsi da sè, si giura a qualcuno eterno amore.

[Umano, troppo umano]

quann’ chiove (quando piove)

l’acqua vien giù a secchiate. e io non mi sono mai sentita meglio.
‘cause i don’t care if the sun don’t shine. and i don’t care if nothing is mine.

un uomo rassegnato, col suo cappello, la sua giacca, la sua sigaretta, apre la portiera, fa inversione, e scappa via.
sono le cose semplici che ti fanno aprire gli occhi.

i miei capelli ed io

ho un rapporto di amore-odio con i miei capelli.
nel senso: li odio perché fanno cacare e li amo perché in realtà mi ci abituo e li curo, e andare ogni volta dal parrucchiere è per me più difficile che vincere il superenalotto. (tu dirai: se non giochi, non vincerai mai)[dettagli]
tuttavia (non so perché, mi è venuta in mente la canzone di mago merlino)[per ogni se, c’è sempre un ma, per ogni su c’è sempre un giù, etc.] negli ultimi 5 anni, ogni volta che ho tagliato i capelli (4 in tutto), c’è stata sempre una svolta nella mia vita. ora, non so se questo cambiamento sia dovuto al fatto che io stessa fossi predisposta ad un’evoluzione, o se io, come sansone, sia indissolubilmente legata alla sorte dei miei capelli.

comunque, tutto questo sproloquio (o sperloquio)[non lo dico io, eh], per dire che ho tagliato i capelli. che vuol dire? boh. che ci sarà un altro change? forse. che vincerò il superenalotto? no.

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l’olfatto che avevo

agli odori (o meglio, alle puzze) di napoli alle 7.50, tra scarichi tossici di pullman e traffico congestionato, si è aggiunto anche un molesto olezzo di cipolle fritte. nemmeno a capirlo da dove viene, permea l’aria come fosse parte dell’atmosfera.
fortuna che a prima mattina ho lo stomaco chiuso.

la mia mattinata ideale

certe volte non so proprio da dove mi esca tutta questa pazienza, considerando che:
ho aspettato un’ora e tre quarti in un ambulatorio, tra le piroette e i sogni di ballerina di un caschetto biondo di quattro anni e mezzo e i conseguenti “ooooh, ma quanto è bella” di signore che ormai c’hanno una certa, per una visita della durata complessiva di 2 minuti e 37 secondi;
ho posteggiato in doppia fila giusto il tempo di ascoltare tutto l’unplugged degli alice in chains (provvidenziali, avevo il cd in macchina);
ho prelevato e depositato, ognuno a casa propria, mio fratello e i suoi amici pischelli, tra l’ansia di genitori che aspettano l’uscita dei propri figli 40 minuti prima della campanella (ma non c’avete un cazzo da fare?).

studiare in tutto questo?
non esiste proprio.

benedicimi, madre, perché sono tua figlia

è fatta.
con la luna nuova il rito ha avuto inizio…


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