Archivio per agosto 2006

Che andare va bene, però a volte serve un motivo

Libeccio sulle dune rosse del mio deserto.
Fulgido globo di plasma incandescente sul mio viso.
Carezzevole sabbia fugace tra i palmi delle mie mani.
Brezza silenziosa che trasporta fragranze di spezie lontane.

Inarrivabile pietra miliare sul mio cammino.

9 Settembre 2006: la Notte Bianca a Roma

Sabato 9 settembre Roma ripropone quella splendida e interessante iniziativa che è la Notte Bianca, giunta ormai alla sua quarta edizione.
La manifestazione partirà alle ore 21 dalla piazza del Campidoglio e comprenderà l’intero arco della nottata fino all’alba: respirando la magica aria della storica capitale si potrà partecipare ad una serie di eventi appositamente organizzati, visitare musei, assistere a concerti e rappresentazioni teatrali, ammirare mostre di pittura e di fotografia e molto altro ancora.
Insomma, un’intera città che si desta di notte, l’unica in grado di mescolare le luci fulgenti di una moderna metropoli agli antichi fasti di un passato ancora tangibile.

Sul sito ufficiale è possibile visionare il programma (clicca qui per scaricare quello aggiornato) e scegliere il proprio itinerario in base al genere che si preferisce (arte, musica, teatro, cinema, attività per bambini, sport, shopping e solidarietà), o in base ad un’area tematica tra le varie possibili (meraviglia, mistero, poesia, gioco e festa), o, ancora, secondo grandi macro aree che dividono gli eventi rispetto alla zona dove si svolgeranno (centro storico; gianicolo, trastevere, villa pamphili; villa borghese, flaminio, nomentana; testaccio, ostiense, garbatella; eur, laurentino; tuscolana, casilina, cinecittà, tor bella monaca; san lorenzo, pigneto).

Per chi viene da fuori Roma come me, Trenitalia offre una serie di promozioni visionabili sul sito a questo indirizzo.

Organizziamo una macumba per scongiurare la pioggia? 😛

UPDATE: Ulteriori informazioni sul programma della notte bianca qui.

Pink floyd – Confortably numb (video)

Live @ Earls Court – Londra, 1994.

Comfortably Numb (Gilmour, Waters)

Hello?
Is there anybody in there?
Just nod if you can hear me.
Is there anyone at home?
Come on, now,
I hear you’re feeling down.
Well I can ease your pain
Get you on your feet again.
Relax.
I’ll need some information first.
Just the basic facts.
Can you show me where it hurts?

There is no pain you are receding
A distant ship, smoke on the horizon.
You are only coming through in waves.
Your lips move but I can’t hear
what you’re saying.
When I was a child I had a fever
My hands felt just like two balloons.
Now I’ve got that feeling once again
I can’t explain you would not understand
This is not how I am.
I have become comfortably numb.

O.K.
Just a little pinprick.
There’ll be no more aaaaaaaaah!
But you may feel a little sick.
Can you stand up?
I do believe it’s woring, good.
That’ll keep you going through the show
Come on it’s time to go.

There is no pain you are receding
A distant ship, smoke on the horizon.
You are only coming through in waves.
Your lips move but I can’t hear
what you’re saying.
When I was a child
I caught a fleeting glimpse
Out of the corner of my eye.
I turned to look but it was gone
I cannot put my finger on it now
The child is grown,
The dream is gone.
I have become comfortably numb.


Una singolare nube “angelica”

La Nasa propone un interessante servizio che presenta ogni giorno una differente foto del cielo o del cosmo.
Questa è quella pubblicata il 22 Agosto.

A Smoke Angel from Airplane Flares

Che “diavolo” di nuvola è questa? Assomiglia un po’ ad un angelo o anche a un gufo mostruoso, ma non è naturale: deriva dai bagliori esalati da un jet d’aviazione (sulla destra mentre attraversava l’Oceano Atlantico a Maggio). Tali bagliori, infatti, rilasciano dei vapori la cui forma assume tavolta le sembianze di un angelo di fumo.
Gli occhi circolari che si possono vedere sono indotti in questa tipica forma a spirale dalle ali dell’areo e sono noti come “wingtips vortices”.

 

Grazie al mio  Dario per la segnalazione.

Sera di febbraio

 

Spunta la luna.
Nel viale è ancora
giorno, una sera che rapida cala.
Indifferente gioventù s’allaccia;
sbanda a povere mete.
Ed è il pensiero
della morte che, infine, aiuta vivere.

-Umberto Saba-

Addio Plutone


Dicono che Plutone non abbia più quelle caratteristiche tali da essere considerato un pianeta.

Io, invece, dico solo una cosa:
L’uomo è misura di tutte le cose, di quelle che sono in quanto sono e di quelle che non sono in quanto non sono [Protagora di Abdera, sofista, V secolo a.C.].

Dell’albero sul fianco della montagna

[Un libro per tutti e per nessuno]

L’occhio di Zarathustra aveva visto che un giovane lo sfuggiva. E una sera che se ne andava per i monti che circondano la città chiamata <<Vacca Pezzata>>, ecco! per via s’imbattè in quel giovane, che sedeva appoggiato a un albero e contemplava con sguardo stanco la valle. Zarathustra afferrò l’albero presso il quale sedeva il giovane e così parlò:
<<Se volessi scuotere quest’albero con le mie mani non ci riuscirei. Ma il vento che noi vediamo lo tormenta e lo piega dalla parte che vuole. Noi siamo piegati e tormentati nel modo più tremendo da mani invisibili>>.
Allora il giovane si levò stupito e disse: <<Sento Zarathustra e stavo giusto pensando a lui>>. Zarathustra rispose: <<Perché dunque ti spaventi? Agli uomini accade quel che accade all’albero.
Quanto più in alto e nella luce vuole ascendere, con tanta più forza le sue radici si spingono dentro la terra, verso il basso, nel buio, nel profondo, – nel male>>.
<<Sì, nel male!>> esclamò il giovane <<Com’è possibile che tu abbia scoperto la mia anima?>>
Zarathustra sorrise e disse: <<Certe anime non si scoprono mai a meno che prima non si inventino>>.
<<Sì, nel male!>> esclamò il giovane un’altra volta.
<<Dicesti la verità, Zarathustra. Non mi fido più di me dacché voglio spingermi verso l’alto, e nessuno si fida più di me. Come può essere?
Mi trasformo troppo in fretta: il mio oggi contraddice il mio ieri. Io salto i gradini quando salgo, e nessuno dei gradini me lo perdona.
Quando sono in alto mi trovo sempre solo. Nessuno parla con me, il gelo della solitudine mi fa tremare. Che cosa cerco lassù in alto?
Il mio disprezzo e la mia nostalgia crescono di pari passo; più in alto salgo, più disprezzo colui che sale. Che cosa cerco lassù in alto?
Come mi vergogno del mio salire e del mio inciampare. Come schernisco il mio forte ansimare! Come odio il fuggitivo! Come sono stanco quando sono in alto!>>
Qui il giovane tacque. E Zarathustra considerò l’albero presso il quale stavano e così parlò:
<<Quest’albero se ne sta qui solitorio sul fianco del monte; crebbe alto superando l’uomo e l’animale.
E se volesse parlare, non avrebbe nessuno che lo capirebbe: tanto è cresciuto.
Ora attende e attende, – ma che cosa attende? Abita troppo vicino alla dimora delle nubi: aspetta forse la prima folgore?>>
Quando Zarathustra ebbe detto ciò, il giovane esclamo con gesto impetuoso: <<Sì, Zarathustra, tu dici la verità. Bramavo il mio tramonto quando volevo spingermi verso l’alto, e tu sei la folgore che io attendevo. Ecco! Chi sono io dacché tu comparisti fra noi? L’invida per te è quella che mi ha distrutto!>> – Così parlò il giovane e pianse amaramente. Ma Zarathustra lo cinse col braccio e lo condusse via con sé.
E quando furono andati per un buon tratto, Zarathustra prese a parlare così:
Mi strazia il cuore. Meglio di quanto dicano le tue parole, mi dice il mio occhio tutto il pericolo in cui ti trovi.
Ancora non sei libero, tu cerchi ancora la libertà. Logoro e insonne ti ha reso il tuo cercare.
A libere altezze vuoi ascendere, di stelle ha sete la tua anima. Ma anche i tuoi impulsi malvagli hanno sete di libertà.
I tuoi cani selvaggi vogliono essere messi in libertà; abbaiano di piacere nella loro cella, quando il tuo spirito medita di spalancare ogni prigione.
Ancora sei per me un prigioniero che escogita libertà: ah, intelligente diventa l’anima di simili prigionieri, ma anche astuta e perfida.
Purificarsi deve ancora il liberato dello spirito. Molta prigione e muffa sono rimaste in lui: puro deve diventare ancora il suo occhio.
Sì, io conosco il tuo pericolo. Ma per il mio amore e per la mia speranza ti scongiuro: non gettar via il tuo amore e la tua speranza.
Nobile ti senti ancora e nobile ti sentono ancora gli altri, che ti vogliono male e ti gettano occhiate cattive. Sappi che a tutti è d’intralcio un animo nobile.
Anche ai buoni è d’intralcio un uomo nobile: e perfino quando lo chiamano buono, intendono con questo toglierlo di mezzo.
Il nobile vuol creare del nuovo e una nuova virtù. Il buono vuole il vecchio e che il vecchio sia conservato.
Ma non questo è il pericolo del nobile, che diventi un buono, bensì che diventi uno spavaldo, uno schernitore, un annientatore.
Ah, ho conosciuto uomini nobili che perdettero la loro più alta speranza. E ora calunniavano tutte le speranze alte. Ora vivevano spavaldamente di bravi piacere e non ponevano più le loro mete al di là della giornata presente.
<<Lo spirito è anche voluttà>> – così dicevano. Così spezzarono al loro spirito le ali: ora esso s’aggira strisciando e rosica tutto insozzandolo.
Un tempo essi pensavano di diventare erioi: guadenti sono ora. Affilizione e orrore è per loro l’eroe.
Ma per il mio amore e per la mia speranza ti scongiuro: non gettar via l’eroe nella tua anima! Considera sacra la tua speranza più alta! –

Così parlò Zarathustra.

Quando i razzi piovono dal cielo

Diceva Seneca che chi si adatta bene alla povertà è ricco.

Lo sa bene Jonas Bendiksen, un giovane ed emergente fotografo norvegese, il quale, con sorprendente naturalezza e occhio critico, è riuscito a filtrare attraverso l’obiettivo della sua lente la miseria di alcune aree dell’ex Unione Sovietica, eredità di quel disfacimento che ancora oggi tormenta quelle regioni.

Dopo cinque anni trascorsi tra il degrado e l’abbandono di quegli stati satellite di un impero ormai degenerato, Bendiksen ha finalmente pubblicato Satellites una raccolta di bellissime e, nello stesso tempo, angoscianti fotografie.

[Per chi fosse interessato (oltre ad avere la possibilità di recarvisi) dal 21 luglio e fino all’8 ottobre 2006 presso il Jewish Historical Museum, Bendiksen presenta il suo lavoro in un’esibizione composta da oltre 100 foto, ritratti della vita in quelle remote e poco conosciute aree dell’ex Unione Sovietica.]

Questi sono alcuni scatti presenti nella collezione.

Russia, territorio dell’Altai. Dei ragazzi che collezionano gli scarti di razzi schiantati, circondati da centinaia di farfalle bianche. Gli ambientalisti temono per il futuro della regione a causa del combustibile tossico rilasciato dai razzi.

Autobus che trasporta pendolari di una fabbrica in una fredda mattina d’inverno. Transdniester è una repubblica separatista all’interno di Moldova. Benchè non sia riconosciuta dalla comunità internazionale sin dalla sua indipendenza avvenuta agli inizi degli anni ’90, i suoi abitanti hanno acquisito propri passaporti, un proprio esercito, un servizio di dogana, una propria valuta, una costituzione e un presidente. Ma il paese fantasma è anche accusato di essere un fronte per il crimine organizzato.

ABKHAZIA. Sukhum. Una ragazza cammina sopra una pozzanghera circondata da edifici danneggiati. Abkhazia è un paese non riconosciuto situato su una ricca distesa di costa di Mare Nero.

Nagorno-Karabak, 2005. Oggi raggiungibile solo dall’Armenia, non gode di un riconoscimento ufficiale e la quasi totalità del territorio ed alcune delle zone circostanti sono state minate.

Nagorno-Karabak, 2005.

RUSSIA. Birobidzhan, la regione autonoma ebraica. La prima patria ebraica di tempo moderno, creata 20 anni prima dell’Israele, situata nella parte più orientale della Siberia. Persone che attendono l’autobus in una ghiaciale mattina d’inverno, dove la temperatura raggiunge spesso i 40 gradi sotto zero.


Copyright : © Jonas Bendiksen / Magnum Photos

I’m come back

Non basta più alzare gli occhi al cielo per intraprendere fantastici viaggi intergalattici nello spazio sidereo.

Perchè nel mio animo non soffia più vento e io…sono cresciuta.

Chiuso per ferie (anche se no, non lavoro e studio per modo di dire)

Si informa la gentile utenza che questo blog resterà ibernato dal 12 al 20 c.m.

Io vado qui, insieme a ‘sto tipo qua.

Buone vacanze a tutta la blogosfera! 🙂

Carla

Time-Lapse Photo Animations of the Real Cosmos

Sempre in tema di astrofilia, ho trovato in rete un sito con diverse animazioni del cosmo. Molto carino 🙂

www.cosmotions.com

Ragazza scatta foto di se stessa ogni giorno per tre anni

Certa gente non ha proprio niente da fare…

San Lorenzo: la notte delle stelle

Siete pronti ad esprimere un desiderio?
Stanotte alzate gli occhi al cielo: è la notte di San Lorenzo, si vedono le “stelle cadenti” (ahimè, sempre di meno).
Ma se volete anche semplicemente osservare il cielo (o magari fare bella figura con la ragazza e gli amici), ecco qui alcuni trucchi, che ho imparato con gli anni e con qualche atlante, per scovare qualche costellazione famosa o qualche bella stellina 🙂

Anzitutto, per cercare le costellazioni si può usare un astrolabio,

astrolabio1.GIF uno strumento molto pratico che offre l’opportunità seguire il loro moto anche durante l’anno (qui c’è un’ottima versione ad alta risoluzione che è possibile stampare e portare nella tasca).
Per trovare la Stella Polare è sufficiente individuare il nord, ricercare la costellazione dell’Orsa Maggiore o Grande Carro e prolungare con le dita per cinque volte la distanza delle due stelle del lato anteriore della costellazione: si arriva in una porzione del cielo dove sono presenti poche stelle, la più luminosa è appunto la Polare.
Prolungando invece con un arco di cerchio la coda del timone dell’Orsa Maggiore si troverà agevolmente la stella principale della costellazione di Boote, la bella e luminosa Arturo, di un vivido colore giallo intenso.

     

Allungando ancora la traiettoria si giungerà alla stella Spica, della costellazione della Vergine, quindi alla stella Denebola, posta proprio nella coda del Leone e si potrà riconescere anche la vicina Chioma di Berenice.
Uno dei più famosi allineamenti estivi è il triangolo formato da tre stelle brillanti: Deneb del Cigno, Vega della Lira e Altair dell’Aquila.

E per finire, nella vostra nottata non può mancare una delle mie costellazioni preferite, la mitica Cassiopea, dall’inconfondibile forma a W.

Dubbi marzulliani

Ma uno è quello che fa o fa quello che è? 😯

Ho voglia di

-camminare a piedi scalzi sull’erba
-caffè shakerato
-odore di terra bagnata
-farmi una passeggiata al crepuscolo sul bagnasciuga
-guidare su una statale qualsiasi dopo le 23 ascoltando radio Capital
-scrivere una storia struggente
-dare due esami senza studiare
-ricevere una lettera attaccata al gambo di una rosa rossa
-finire di leggere tutti i libri che ho lasciato a metà
-stare sdraiata su una spiaggia a parlare fino all’alba
-comprare qualcosa di assolutamente inutile
-seguire un corso di francese
-scoprire un nuovo poeta che mi laceri l’anima
e
-imparare tutte le capitali del mondo a memoria.

Basta così, per ora.


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