Pimpolo Pampolo Parimpampù

Non voglio fare l’insegnante. Con tutto il rispetto della professione, non l’accetterei nemmeno a livello universitario. Ma perché è ovvio, le persone restano ignoranti, vieni preso sottogamba ed è una grandissima illusione quella di plasmare forme mentis (senza contare che su una popolazione di 57 milioni di individui in Italia ci sono almeno 58 milioni di persone che provano a fare l’insegnante). Quindi, fuori uno. Nemmeno da piccola ci ho mai giocato alla maestra con gli alunni, scendevo nel parco a giocare a calcio con i maschi e mi drogavo con i Sapientino.
E quindi che mi resta da fare? Forse mi sarò fatta troppo prendere dalla lettura del Pendolo di Foucault, ma voglio fare tipo Casaubon, che fa ricerche per conto altrui, gira per le biblioteche e conosce 785 lingue (a me basta il francese e magari anche il tedesco). Oppure lavorare in una casa editrice, correggere manoscritti, bozze, fare le recensioni dietro ai libri o le introduzioni. Oppure, ancora, lavorare per un giornale e tenere una rubrica tutta mia.

Però.. ho sempre voglia di girare il mondo, ma come faccio?
Ho capito:
Pimpolo pampolo parimpampù, supercalifragilistichespiralidoso, bididibodidibù.

Non vedo l’ora di andare avanti nella campagna di dungeon&dragons e di arrivare al nono livello da mago, conoscerò l’incantesimo desiderio! E chi mi ferma più poi, altro che genio della lampada.

7 Risposte a “Pimpolo Pampolo Parimpampù”


  1. 1 dottor k Lunedì, Ottobre 9, 2006 alle 3:31 pm

    Scrivere si può fare ovunque.
    Basta un portatile e una connessione internet e il gioco è fatto.
    Sto pensando di mollare tutto e partire, prima tappa in Australia da mia sorella.
    Il punto è che siamo troppo ancorati all’idea che non si possa vivere senza radici fisse (con tutte le altre “fisse” annesse, il posto fisso e il resto).
    Sto cominciando a pensare che forse non sia così…
    Meglio tardi che mai.

  2. 2 kendalen Venerdì, Ottobre 13, 2006 alle 10:29 am

    Ma per scrivere basta anche solo una moleskin e un certo numero di matite… Certo, poi bisogna sempre riscrivere tutto in formato più fruibile, ma vuoi mettere?
    Hai tutta la mia comprensione… Io pure non vedo l’ora di abbandonare il mio lavoro da analista programmatore per poter fare qualcosa che mi piaccia PROFONDAMENTE, scrivere pure io…

  3. 3 lostforwords Venerdì, Ottobre 13, 2006 alle 11:24 am

    dottor k: è un po’ il discorso che abbiamo già fatto non ricordo in quale post: prendere e partire.. ci vogliono i cosiddetti :)

    ken: ho letto che hai una laurea in storia.. che coincidenza :) come si finisce a fare l’analista programmatore?

  4. 4 kendalen Venerdì, Ottobre 13, 2006 alle 11:47 am

    Coincidenza vero? ;)
    Sai, avevo due passioni: la storia e l’informatica. Ho preso la prima strada, all’università, e poi mi sono reso conto in corsa che non avrei mai trovato lavoro così… Quindi ho fatto un corso di formazione e ho cominciato a lavorare prima della laurea…
    Tutto qui, banale banale… :)

  5. 5 Dario Salvelli Venerdì, Ottobre 13, 2006 alle 2:46 pm

    Scrivere vuol dire anche prendere un pennarello e imbrattare i muri di un wc qualsiasi con numeri di cellulari,il post credo si riferisse ad una prospettiva futura.

  6. 6 lostforwords Venerdì, Ottobre 13, 2006 alle 3:01 pm

    dario: ahhh, per questo i love u :**


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